27 Aprile / Presentazione Backwards e Figli del Demonio

Doppia presentazione in Santeria: Luca De Gennaro, responsabile del dipartimento “Talent & Music” di MTV per il Sud Europa, deejay, scrittore e molto altro presenterà Backwards, il suo libro che raccoglie le sue rubriche pubblicate su Rolling Stone più altre storie.


Insieme a lui Johnny Grieco, cantante dei Dirty Actions, e Diego Curcio, giornalista del Corriere Mercantile, presenteranno "Figli del Demonio",che racconta proprio la storia dei Dirty Actions, band che portò le note tipicamente anglosassoni del punk sotto la Lanterna.


Ospite speciale musicale sarà Marian Trapassi mentre special guest “parlanti” saranno Gianni Miraglia e Fabio De Luca.


Backwards
Nel 2012 l’edizione italiana di «Rolling Stone» arriva al numero cento. Fin dal primo, uscito nel 2003, Luca de Gennaro vi tiene mensilmente la rubrica Backwards, sulle cui colonne ha raccontato di tanti artisti e della loro musica. Il traguardo del centesimo numero offre l’opportunità di raccogliere per la prima volta in un libro tutti i Backwards apparsi su «Rolling Stone», insieme a tante altre «storielle rock»: diari dai maggiori festival musicali, esperienze vissute in prima persona, racconti di viaggi ed emozioni, capaci di descrivere dall’interno le trasformazioni della musica e dell’industria discografica nell’ultimo decennio.

Figli del Demonio
La Storia dei Dirty Actions

Questa è Genova non è Milano, verrebbe da dire citando il nome di un vecchio sito web in voga qualche tempo fa e parafrasando un disco storico dell’ hardcore americano (‘This is Boston not LA’ per gli smemorati e i più giovani all’ascolto). Ma anche: Genova non è Roma, non è Bologna e neppure Pordenone. Insomma la vecchia Superba, con i suoi vicoli puzzolenti e il suo immaginario da cartolina, trent’anni fa come oggi, era una città sonnacchiosa e poco incline a certe frivolezze come il punk. Anche Luca Frazzi, per esempio, uno dei giornalisti musicali e degli esperti più attendibili in materia mi ha raccontato che, quando aveva poco meno di vent’anni e si era imbattuto per la prima volta in una punk band genovese (i Dirty Actions di cui mi accingo a raccontarvi vita morte e miracoli) il suo primo pensiero è stato: “Ma se il punk è arrivato anche lì allora ha davvero sfondato”.
Insomma: non è che le cronache dell’epoca, soprattutto per quanto riguarda il periodo di fine Settanta-inizio Ottanta, inserissero Genova fra le punte di diamante della scena underground italiana. E se qualcuno conserva almeno un piccolo ricordo legato a questo tipo di movimento o sottocultura (o come diavolo vogliamo chiamarlo) legato a questa città, novanta su cento riguarda proprio la band di Johnny, Ugo, Mario, Bob, Giovanni, Matteo, Alessio, Luigi, Rupert e tutti coloro che sono passati, anche solo per qualche prova, fra le mura delle vecchie salette di via San Bernardo 22 e del 261 di piazza Sarzano. I Dirty sono stati senza dubbio una delle ragioni per le quali anche Genova è stata inserita nella mappa del punk italiano. Ed è riuscita a ritagliarsi un piccolo spazio di notorietà fra le città che hanno dato il loro contributo allo sviluppo di questo tipo di musica nel nostro Paese. Proprio per questo il racconto che sto per iniziare, tra mille peripezie, versioni discordanti e aneddoti rivoltanti è il tentativo di fare un po’ di ordine all’interno di una scena cittadina variegata, molto viva ma anche piuttosto oscura. Soprattutto per chi non l’ha vissuta. Già perché se provate a parlare coi protagonisti dell’epoca, Johnny Grieco su tutti, la percezione che i primi punk genovesi avevano di ciò che stava accadendo nella loro città era ben diversa da quello che si diceva in giro. “Ci sentivamo al centro del mondo - racconta Grieco - eravamo talmente ‘superbi’ da non cagare gli altri. I nostri riferimenti musicali non erano di certo quelli italiani e seguivamo direttamente la scena inglese. A parte Bologna, di Pordenone si conosceva molto poco anche perché le testimonianze musicali per poter verificare se ci fosse della sostanza erano piuttosto scarse. Roma, invece, per quel che ne sapevamo non era particolarmente avanti in quel periodo, anzi era un po’ in affanno e i gruppi milanesi erano ancora legati